Decreto fiscale, stretta su Transizione 5.0: taglio agli incentivi e tensione tra governo e imprese

Il nuovo decreto fiscale approvato dal Consiglio dei ministri sta creando non poche tensioni, soprattutto sul fronte degli incentivi alle imprese legati al Piano Transizione 5.0. Accanto a misure già anticipate – come il rinvio della tassa sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra UE, la revisione dell’iperammortamento e il posticipo della ritenuta d’acconto per le agenzie di viaggio – il provvedimento introduce infatti una significativa riduzione delle agevolazioni fiscali, che ha colto di sorpresa il mondo produttivo.

Il nodo principale riguarda proprio Transizione 5.0: il credito d’imposta destinato alle imprese che avevano già programmato o avviato investimenti viene ridotto fino al 65%. Una decisione che cambia radicalmente le prospettive per molte aziende, soprattutto per quelle che avevano fatto affidamento sugli incentivi promessi nei mesi scorsi. A rendere la situazione ancora più critica è l’esclusione dagli investimenti agevolabili degli impianti fotovoltaici ad alta efficienza, inclusi quelli di produzione italiana, su cui molte imprese avevano puntato anche sulla base delle indicazioni governative.

Di fronte a questo scenario, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha deciso di aprire un confronto diretto con le associazioni imprenditoriali, convocando un tavolo per il 1° aprile a Palazzo Piacentini, in coordinamento con il Ministero dell'Economia e delle Finanze e con il dicastero per gli Affari europei, PNRR e Politiche di coesione. L’obiettivo è cercare un punto di equilibrio dopo le forti reazioni suscitate dal decreto.

Le critiche non si sono fatte attendere. Confindustria, attraverso il vicepresidente Marco Novicelli e il presidente Emanuele Orsini, ha parlato apertamente di un colpo alla fiducia delle imprese, sottolineando come il cambiamento in corsa delle regole rischi di scoraggiare gli investimenti e la permanenza stessa delle attività produttive in Italia. La protesta è stata amplificata anche dalle associazioni territoriali e da realtà come Confartigianato e Confapi, che rappresentano in particolare il tessuto delle piccole e medie imprese.

Dal canto suo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha giustificato la scelta parlando di un contesto internazionale mutato, segnato da nuovi shock geopolitici, in particolare dalla crisi in Medio Oriente. Una situazione che, secondo il ministro, impone di rivedere le priorità di spesa pubblica e di ridefinire gli strumenti di sostegno.

All’interno del governo, però, la linea non è stata condivisa da tutti. Durante il Consiglio dei ministri sarebbe emerso un confronto molto acceso tra Giorgetti e il ministro delle Imprese Adolfo Urso, contrario al ridimensionamento degli incentivi. Il dissenso ha reso necessario un intervento di mediazione da parte di Palazzo Chigi, che ha lasciato aperta la possibilità di introdurre correttivi in fase di conversione del decreto, valutando eventuali risorse aggiuntive.

Il decreto si inserisce così in un percorso di aggiustamento della Manovra 2026, a pochi mesi dalla sua entrata in vigore. Oltre alle modifiche su Transizione 5.0, vengono ritoccate altre misure fiscali: da un lato si interviene sull’iperammortamento, eliminando alcune limitazioni precedenti; dall’altro viene rinviata al 1° luglio l’introduzione della tassa sui piccoli pacchi. Cambia anche il quadro relativo alla participation exemption (Pex): la soluzione di compromesso raggiunta in precedenza, che prevedeva una doppia soglia per accedere a una tassazione agevolata, viene completamente superata.

Nel complesso, il decreto fotografa un equilibrio ancora instabile tra esigenze di bilancio e sostegno alle imprese. Da una parte il governo cerca di adattarsi a un contesto economico internazionale più incerto, dall’altra le aziende chiedono certezze e continuità nelle politiche industriali. Il confronto avviato con le parti sociali sarà quindi decisivo per capire se e come queste misure potranno essere corrette nei prossimi passaggi parlamentari.