Certificazione della parità di genere: FAQ 2026, audit ed esonero contributivo per le imprese

La certificazione della parità di genere rappresenta per le imprese uno strumento attraverso cui strutturare e valorizzare le proprie politiche aziendali in materia di pari opportunità, gestione delle risorse umane, crescita professionale e conciliazione tra vita e lavoro. Introdotta dalla normativa nazionale e disciplinata dalla UNI/PdR 125:2022, la certificazione consente alle aziende che ne soddisfano i requisiti di accedere a specifici benefici, tra cui l’esonero contributivo riconosciuto dall’INPS e vantaggi nell’ambito delle procedure di gara pubblica. Il tema assume particolare rilevanza nel 2026, alla luce delle nuove FAQ elaborate da Accredia e UNI, che definiscono indicazioni operative vincolanti per gli organismi di certificazione durante gli audit. Per le micro, piccole e medie imprese, inoltre, la prassi prevede modalità di valutazione differenziate in funzione della dimensione aziendale, con un numero di indicatori applicabili progressivamente ridotto per le realtà di minori dimensioni. Secondo i dati diffusi da UNI nel Rendiconto di sostenibilità, a maggio 2026 le organizzazioni certificate UNI/PdR 125 erano 14.612, per circa 40mila siti. La certificazione richiede il raggiungimento di almeno il 60% del punteggio massimo previsto per la propria fascia dimensionale e si basa complessivamente su 33 indicatori di prestazione. Per le microimprese gli indicatori applicabili si riducono a otto, mentre per le piccole imprese sono tredici. Per le aziende certificate, tra i principali vantaggi rientra l’esonero contributivo previsto dall’art. 5 della Legge n. 162/2021, che può arrivare all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro il limite massimo di 50mila euro annui per codice fiscale. La certificazione può inoltre assumere rilievo nelle procedure di affidamento di contratti pubblici, nelle quali le stazioni appaltanti possono prevedere un maggior punteggio per le imprese in possesso del certificato.

La certificazione della parità di genere è un attestato volontario previsto dall’art. 46-bis del D.Lgs. n. 198/2006, introdotto dalla Legge n. 162/2021. Il certificato viene rilasciato da un organismo accreditato ai sensi del regolamento (CE) n. 765/2008 alle organizzazioni che dimostrano la conformità alla UNI/PdR 125:2022, pubblicata da UNI il 16 marzo 2022. La disciplina è stata completata dall’art. 1, commi 145-147, della Legge n. 234/2021 e dal decreto della Ministra per le pari opportunità e la famiglia del 29 aprile 2022, che ha recepito la prassi quale parametro minimo di riferimento. Per le imprese certificate è previsto anche un obbligo di informativa annuale sul grado di adeguamento, destinata alle rappresentanze sindacali aziendali e alle consigliere e ai consiglieri territoriali e regionali di parità. Il sistema è accessibile a organizzazioni pubbliche e private di qualsiasi dimensione e interessa quindi anche le imprese di piccole dimensioni, comprese quelle organizzate in forma di consorzio o rete d’impresa iscritta al Registro delle imprese. La diffusione della certificazione è cresciuta rapidamente: dalle circa 150 organizzazioni certificate nel 2022 si è arrivati alle 14.612 rilevate a maggio 2026, per circa 40mila siti. A settembre 2025 risultavano inoltre 62 gli organismi accreditati da Accredia per lo schema. Per un’impresa, ottenere la certificazione significa sottoporre il proprio sistema organizzativo a una valutazione strutturata su sei aree: cultura e strategia, governance, processi HR, opportunità di crescita e inclusione delle donne, equità remunerativa per genere e tutela della genitorialità e conciliazione tra vita e lavoro. La valutazione comprende complessivamente 33 indicatori di prestazione, qualitativi e quantitativi, ai quali viene attribuito un peso differente. L’impresa può ottenere la certificazione soltanto raggiungendo almeno il 60% del punteggio massimo previsto per la propria fascia dimensionale. Per le realtà più piccole il sistema è stato calibrato in modo da evitare l’applicazione integrale di tutti gli indicatori. Le microimprese, con un organico da uno a nove addetti, sono valutate su otto KPI, mentre le piccole imprese, da dieci a 49 addetti, sono valutate su tredici KPI. Per le medie imprese, da 50 a 249 addetti, e per le grandi imprese, con almeno 250 addetti, trovano invece applicazione tutti gli indicatori previsti dalla prassi.

Le FAQ 2026 di Accredia e UNI hanno introdotto importanti chiarimenti per le imprese e per gli organismi chiamati a verificarne la conformità. In particolare, un KPI che non risulti misurabile non attribuisce alcun punteggio, mentre gli indicatori qualitativi vengono considerati soddisfatti soltanto quando i relativi requisiti risultano pienamente rispettati. Per diversi indicatori devono inoltre essere utilizzati benchmark ISTAT e INPS riferiti ai due anni precedenti la verifica. Un’attenzione specifica riguarda anche la presenza femminile nelle posizioni dirigenziali. Quando il CCNL applicato dall’impresa non prevede formalmente la qualifica di dirigente, viene considerato il ruolo effettivamente svolto, sulla base di elementi come organigramma e mansionario, purché la valutazione sia adeguatamente motivata e documentata. Per l’impresa assume inoltre un ruolo centrale la politica per la parità di genere, che deve essere definita dalla direzione e sostenuta da un comitato guida e da una figura responsabile dotata delle necessarie competenze organizzative e in materia di parità. La politica deve essere resa pubblica attraverso il sito aziendale.

Il certificato ha una validità di 36 mesi e deve essere mantenuto attraverso specifiche verifiche periodiche. Sono previsti audit di sorveglianza annuali, mentre la rivalutazione degli indicatori avviene con cadenza biennale. Alla scadenza del periodo di validità l’impresa deve procedere al rinnovo della certificazione. Le modalità operative sono state ulteriormente precisate dalla terza edizione delle FAQ Accredia-UNI, pubblicata nel gennaio 2026 e prescrittiva per gli organismi di certificazione. Per una PMI, il percorso prende avvio dall’analisi degli eventuali scostamenti rispetto agli indicatori applicabili alla propria fascia dimensionale. L’impresa deve quindi raccogliere e verificare i propri dati, confrontandoli quando necessario con i benchmark ISTAT e INPS previsti dalla prassi. Segue l’adozione del sistema di gestione, attraverso la definizione della politica aziendale per la parità di genere, del piano strategico, delle responsabilità interne e degli organismi previsti. L’impresa può quindi rivolgersi a un organismo accreditato per lo schema e avviare l’audit di certificazione. Una volta ottenuto il certificato, l’azienda deve rispettare gli obblighi previsti per il suo mantenimento, tra cui l’informativa annuale alle rappresentanze sindacali e alle consigliere e ai consiglieri di parità e lo svolgimento degli audit di sorveglianza.Le FAQ 2026 chiariscono inoltre che gli audit da remoto sono ammessi esclusivamente in modalità sincrona. Gli organismi di certificazione possono rilasciare il certificato secondo la UNI/PdR 125:2022, mentre la UNI ISO 30415, relativa a diversità e inclusione, non contiene requisiti certificabili secondo lo schema della certificazione della parità di genere.

Per le imprese, uno dei principali incentivi collegati alla certificazione è l’esonero contributivo previsto dall’art. 5 della Legge n. 162/2021. L’agevolazione può arrivare a una misura non superiore all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’INAIL, e comunque entro il limite massimo di 50mila euro annui per ciascun codice fiscale. Il limite corrisponde a 4.166,66 euro per ciascun mese di validità della certificazione. La misura è finanziata attraverso uno stanziamento annuale di 50 milioni di euro e, qualora le richieste superino le risorse disponibili, l’INPS procede al riparto tra le imprese aventi diritto. Le domande vengono presentate attraverso il Portale delle Agevolazioni dell’INPS, utilizzando il modulo SGRAVIO PAR_GEN, nell’ambito delle campagne annuali stabilite dall’Istituto. Il Messaggio INPS n. 3804 del 16 dicembre 2025 ha fissato al 30 aprile 2026 il termine per le domande relative alle certificazioni rilasciate entro il 31 dicembre 2025. Le imprese che ottengono la certificazione nel corso del 2026 presenteranno invece la domanda nella campagna successiva. Una volta riconosciuto, l’esonero è collegato al periodo di validità della certificazione e non deve essere nuovamente richiesto per ogni singola annualità.  Ai fini della domanda, il datore di lavoro deve indicare la retribuzione media mensile globale, l’aliquota contributiva datoriale media e la forza aziendale stimata per il periodo di validità della certificazione. L’effettivo importo dell’agevolazione dipende quindi dalla contribuzione datoriale sulla quale viene applicata la percentuale di esonero riconosciuta.

A titolo esemplificativo, ipotizzando per un’impresa una retribuzione media mensile di 2.000 euro per dipendente, un’aliquota contributiva datoriale media del 30% e dodici mensilità, l’esonero massimo teorico corrisponderebbe a circa 72 euro annui per ciascun dipendente, prima dell’eventuale riparto delle risorse disponibili. Un’impresa con cinque dipendenti avrebbe quindi un beneficio teorico di circa 360 euro annui, mentre con dieci dipendenti si arriverebbe a circa 720 euro. Per 25 dipendenti la stima sarebbe di circa 1.800 euro, per 50 di circa 3.600 euro, per 100 di circa 7.200 euro e per 249 dipendenti di circa 17.928 euro. Si tratta naturalmente di una simulazione e non dell’importo garantito all’impresa, poiché il beneficio effettivo dipende dalla contribuzione datoriale, dalla percentuale riconosciuta dall’INPS e dall’eventuale riparto delle risorse disponibili.

La certificazione può rappresentare un elemento di interesse anche per le imprese che partecipano a gare e procedure di affidamento pubbliche. L’art. 108, comma 7, del D.Lgs. n. 36/2023 prevede infatti che le stazioni appaltanti possano attribuire un maggior punteggio agli operatori economici che dimostrano l’adozione di politiche volte alla parità di genere attraverso il possesso della relativa certificazione. La disciplina è stata modificata dal D.L. n. 57/2023, che ha eliminato l’autocertificazione prevista nella formulazione originaria del Codice dei contratti pubblici. Per l’attribuzione del relativo punteggio assume quindi rilievo il possesso della certificazione rilasciata da un organismo accreditato. Un ulteriore meccanismo premiale è previsto dall’art. 5, comma 3, della Legge n. 162/2021, che consente di riconoscere un punteggio alle imprese certificate nell’ambito della valutazione dei progetti presentati per ottenere aiuti di Stato destinati al cofinanziamento degli investimenti, quando la valutazione è effettuata da autorità titolari di fondi europei, nazionali o regionali.

Negli ultimi anni il percorso verso la certificazione è stato accompagnato da specifiche misure di sostegno rivolte alle micro, piccole e medie imprese. Nell’ambito del PNRR, Unioncamere ha gestito per conto del Dipartimento per le pari opportunità due distinti avvisi destinati a sostenere le imprese nel percorso di certificazione. Il primo avviso, pubblicato il 6 novembre 2023, si è chiuso il 28 marzo 2024. Una seconda misura, aperta anche ai professionisti, ha invece raccolto le domande dal 26 febbraio al 18 aprile 2025. A settembre 2026 il portale Unioncamere dedicato non indica nuove finestre per la presentazione delle domande, mentre le imprese già ammesse possono usufruire delle cinque giornate di assistenza previste con gli esperti selezionati. Per le imprese che hanno già ottenuto la certificazione UNI/PdR 125:2022 si apre inoltre un ulteriore percorso dedicato alla conciliazione tra vita professionale e familiare. Dal 21 settembre 2026 possono essere richiesti i contributi Unioncamere collegati alla certificazione UNI/PdR 192, dedicata alle politiche di conciliazione vita-lavoro. Per le imprese già in possesso della certificazione della parità di genere è previsto un contributo aggiuntivo di 450 euro. Sul fronte contributivo, il decreto attuativo relativo allo sgravio destinato alle aziende certificate UNI/PdR 192 risulta sottoscritto e si attendono le successive istruzioni operative dell’INPS. Per le imprese, la certificazione della parità di genere si inserisce quindi in un sistema più ampio di strumenti destinati a valorizzare le politiche aziendali in materia di pari opportunità, gestione del personale, crescita professionale e conciliazione tra vita e lavoro, con ricadute che possono interessare sia la gestione contributiva sia la partecipazione alle procedure di affidamento pubblico.