Nel giugno 2025 è entrata in vigore una legge che rappresenta un passaggio importante per il mondo del lavoro e delle imprese italiane: la Legge n. 76 del 15 maggio 2025, spesso indicata come legge Sbarra, dal nome della promotrice dell’iniziativa popolare che ne ha ispirato il percorso parlamentare. Questo provvedimento ha l’obiettivo di tradurre in realtà l’articolo 46 della Costituzione italiana — che riconosce il diritto dei lavoratori a partecipare alla gestione delle imprese — introducendo strumenti concreti di partecipazione alla gestione, al capitale e agli utili delle aziende.
Il cuore della legge è l’idea che la partecipazione dei lavoratori non debba restare un principio astratto, ma possa tradursi in pratiche operate attraverso contratti collettivi, strumenti di governance e incentivi economico‑finanziari. La normativa prevede quattro principali forme di partecipazione: gestionale, economica e finanziaria, organizzativa e consultiva.
La partecipazione gestionale apre la porta alla possibilità — non obbligatoria ma facoltativa — per le aziende di prevedere forme di rappresentanza dei lavoratori negli organi di governo, come i consigli di amministrazione o gli organismi di controllo, in linea con gli assetti di governance adottati. Un passaggio che richiede sempre il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e la disciplina tramite contrattazione collettiva.
Ben più immediata, e rilevante per molte imprese, è la partecipazione economica e finanziaria. Qui la legge interviene soprattutto su due fronti: la distribuzione degli utili e la partecipazione al capitale delle aziende tramite piani azionari destinati ai lavoratori. Per quanto riguarda gli utili, se un’impresa decide di riconoscere ai propri dipendenti una quota dei profitti — almeno il 10 % degli utili complessivi — e lo fa in esecuzione di contratti collettivi aziendali o territoriali, si applicano incentivi fiscali specifici. Questa disciplina è stata poi rafforzata anche dalla Legge di Bilancio 2026, che ha confermato e ampliato alcune agevolazioni per i prossimi anni.
In termini concreti, significa che le somme erogate ai lavoratori a titolo di partecipazione agli utili possono beneficiare di un regime fiscale molto più leggero rispetto al passato: la tassazione sostitutiva — sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali — è ridotta in modo significativo (1 % per il periodo 2026‑2027, rispetto alle aliquote ordinarie), e il tetto entro cui si applica l’agevolazione è stato elevato fino a 5 000 € lordi annui per ciascun lavoratore.
Accanto a questo, la legge incentiva la diffusione di piani di partecipazione finanziaria dei lavoratori, che possono prevedere l’attribuzione di strumenti di capitale, come le azioni, in sostituzione di premi di risultato o come componente di incentivazione. In questi casi, i dividendi derivanti dalle azioni attribuite godono di un trattamento fiscale agevolato: fino a 1 500 € annui, essi concorrono alla base imponibile per la metà del loro ammontare, riducendo il carico fiscale per il lavoratore.
Le altre forme di partecipazione — organizzativa e consultiva — mirano a creare spazi strutturati di dialogo e consultazione all’interno dell’impresa, con l’istituzione di comitati paritetici o di procedure che devono essere applicate prima di decisioni rilevanti per l’organizzazione del lavoro o la sua organizzazione interna. Anche qui il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali e la contrattazione collettiva sono elementi chiave per dare concretezza alle iniziative.
È importante sottolineare che la legge non impone in modo automatico alle imprese di adottare questi modelli di partecipazione: si tratta di strumenti volontari, che le aziende possono decidere di introdurre in modo graduale e modulato in base alla propria struttura, cultura aziendale e strategie di sviluppo. La legge, infatti, non modifica i modelli di governance esistenti né obbliga all’ingresso dei lavoratori negli organi di gestione, ma offre incentivi e opportunità perché realtà imprenditoriali di diversa dimensione possano sperimentare forme di coinvolgimento più strette.
Nel primo anno di applicazione la legge ha già mostrato varie interpretazioni tra imprese e parti sociali: mentre alcune realtà hanno espresso apprezzamento per l’introduzione di strumenti concreti di partecipazione, altre organizzazioni sindacali ne hanno messo in luce alcune criticità legate alla natura non cogente delle disposizioni e alla necessità di un ruolo più forte della contrattazione collettiva.
In definitiva, a partire dal 2025 e confermata anche nel 2026, la legge Sbarra rappresenta un passo significativo verso una maggiore condivisione del valore generato dall’impresa con chi contribuisce quotidianamente alla sua crescita. Restano però centrali l’accordo tra parti sociali, la chiarezza nei meccanismi di incentivazione, e un’attenta pianificazione delle modalità con cui questi strumenti vengono inseriti nei processi aziendali, affinché possano concretamente favorire cultura partecipativa, motivazione e sostenibilità economica.

