Imprese familiari, il futuro passa dall’apertura del capitale

Le imprese familiari rappresentano una componente fondamentale del tessuto produttivo italiano, ma per continuare a crescere in un mercato sempre più complesso possono trovarsi davanti alla necessità di evolvere i propri modelli di governance e valutare nuove forme di apertura del capitale. È proprio su questo tema che si concentra il nuovo white paper “L’apertura del capitale nell’impresa familiare: come prepararsi all’ingresso dell’investitore”, realizzato nell’ambito di Governance 4 Change, progetto promosso da Legance, studio legale italiano con oltre 400 professionisti, insieme alla School of Management del Politecnico di Milano.

Lo studio è stato presentato il 22 settembre a Roma, presso il Circolo Canottieri Aniene, in occasione dell’evento “Costruire il Futuro: impresa, famiglia e mercato”, dedicato all’evoluzione della governance delle imprese familiari e al rapporto tra crescita, trasformazione degli assetti proprietari e apertura a nuovi investitori.

L’ingresso di capitali e manager esterni rappresenta infatti un fenomeno in crescita, destinato a incidere sull’evoluzione del capitalismo familiare italiano. Come ha spiegato Josip Kotlar, full professor alla School of Management del Politecnico di Milano, l’apertura del capitale può avere implicazioni rilevanti sulla competitività delle imprese e sui processi di ricambio generazionale. Proprio per questo, secondo il professore, la preparazione al cambiamento dovrebbe iniziare all’interno della famiglia ancora prima dell’incontro con il potenziale investitore.

Per le PMI familiari, infatti, aprire il capitale non significa soltanto reperire nuove risorse finanziarie. L’ingresso di un socio esterno può comportare una trasformazione degli equilibri societari e delle modalità attraverso cui vengono assunte le decisioni. Diventa quindi importante arrivare a questo passaggio con una governance già strutturata e con una visione condivisa sul futuro dell’impresa.

Nel corso dell’incontro è stato sottolineato anche il ruolo centrale delle imprese familiari nel sistema produttivo italiano. Barbara Cimmino, vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli investimenti di Confindustria, ha evidenziato come queste realtà siano profondamente radicate nei territori, contribuiscano alla formazione di competenze e occupazione e rappresentino nel mondo la qualità del Made in Italy. La sfida, secondo Cimmino, consiste nel mettere le PMI a proprietà familiare nelle condizioni di crescere e mantenere la propria competitività, conciliando la propria identità con nuovi strumenti di sviluppo.

L’apertura del capitale, le partnership industriali e il coinvolgimento di manager esterni possono quindi diventare strumenti attraverso cui sostenere la crescita senza necessariamente rinunciare ai valori e alla cultura imprenditoriale costruiti dalla famiglia nel corso del tempo. Perché ciò sia possibile, tuttavia, è necessario definire con chiarezza gli equilibri tra la famiglia e i nuovi soci.

Come sottolineato da Kotlar, uno degli aspetti fondamentali riguarda la preventiva individuazione delle decisioni che resteranno nella disponibilità della famiglia e di quelle che, invece, dovranno essere condivise con il nuovo investitore. Una definizione chiara delle responsabilità e degli ambiti decisionali può consentire di costruire un rapporto tra azionisti familiari e investitori istituzionali basato su un progetto imprenditoriale comune.

Anche Andrea Sacco Ginevri, partner di Legance, ha evidenziato l'importanza di accompagnare le imprese a tradizione familiare verso percorsi di crescita sostenibile e di maggiore apertura al mercato. In questo contesto, assume rilievo anche la recente riforma del Testo Unico della Finanza, che, secondo Ginevri, ha introdotto strumenti finalizzati a favorire l’accesso delle imprese private al mercato di Borsa, intervenendo al contempo sulla disciplina delle PMI già quotate.

Il principio alla base del white paper è quindi che una governance familiare solida non debba essere costruita dopo l’ingresso dell’investitore, ma rappresenti una condizione preliminare per affrontare in modo consapevole l’apertura del capitale. La famiglia deve arrivare alla trattativa avendo già definito gli obiettivi dell’operazione, gli equilibri interni, l’organizzazione del patrimonio e il livello di controllo che è disposta eventualmente a condividere.

La preparazione diventa ancora più importante quando all’interno della famiglia esistono più rami o differenti visioni sul futuro dell’impresa. Un assetto proprietario complesso può infatti rendere più difficile assumere decisioni condivise e aumentare il rischio che le divergenze interne emergano proprio nel momento in cui l’azienda si confronta con un investitore esterno.

Per questo, il percorso verso l’apertura del capitale richiede innanzitutto un allineamento all’interno della famiglia. Definire preventivamente ruoli, responsabilità e modalità di partecipazione alla vita dell’impresa può contribuire a presentarsi al mercato con una struttura più chiara e con una strategia condivisa.

Per le imprese familiari italiane, dunque, l’apertura del capitale non rappresenta necessariamente una rinuncia alla propria identità, ma può diventare uno strumento di crescita se affrontata attraverso una governance consapevole e adeguatamente preparata. La capacità di combinare la continuità dei valori familiari con nuovi capitali, competenze manageriali e relazioni industriali può rappresentare uno dei passaggi attraverso cui queste imprese potranno affrontare le trasformazioni del mercato e sostenere il proprio sviluppo nel lungo periodo.