Iperammortamento 2026, cresce l’interesse delle imprese per la Transizione 5.0

Il nuovo iperammortamento 2026 sta suscitando un forte interesse da parte delle imprese. A soli due mesi dall’apertura della piattaforma GSE, avvenuta il 12 giugno 2026, sono state presentate quasi 15.000 richieste, per un valore complessivo di circa 4,75 miliardi di euro di investimenti.

Si tratta di numeri che evidenziano la significativa attenzione del sistema produttivo verso gli strumenti destinati a sostenere gli investimenti in innovazione, digitalizzazione e trasformazione tecnologica. I dati, tuttavia, devono essere interpretati correttamente, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra il valore degli investimenti comunicati e le risorse effettivamente assorbite dalla misura.

Il nuovo Piano Transizione 5.0 prevede infatti un sistema di monitoraggio differente rispetto a quello che aveva caratterizzato il precedente credito d’imposta. La Legge n. 199/2025 affida al Ministero dell’Economia e delle Finanze il monitoraggio degli effetti finanziari della misura, sulla base delle informazioni trasmesse dal GSE e dal MIMIT. Non esiste quindi un contatore pubblico delle risorse residue dal quale sottrarre semplicemente il valore degli investimenti già comunicati.

Per comprendere l’effettivo impatto finanziario dell’agevolazione sarà necessario considerare l’evoluzione dei progetti, gli investimenti effettivamente completati, le maggiorazioni riconosciute e la distribuzione degli interventi nelle diverse fasce di investimento. A questi elementi dovranno poi essere associati gli effetti fiscali prodotti dal beneficio.

Il dato dei 4,75 miliardi di euro di investimenti comunicati rappresenta quindi soprattutto un indicatore della domanda espressa dalle imprese. Nei primi dieci giorni dall’apertura della piattaforma erano già state registrate 3.355 prenotazioni, per oltre 1,25 miliardi di euro. Nel periodo successivo il valore è cresciuto rapidamente, arrivando ai livelli registrati al 13 agosto.

Il costo medio indicativo per richiesta si colloca intorno ai 317.000 euro, anche se si tratta di un valore puramente orientativo, dal momento che una stessa impresa può presentare più comunicazioni e gli importi possono modificarsi nel corso dell’iter previsto dalla misura. Particolarmente significativo è anche il numero di investimenti che ha già raggiunto la fase di conferma. Circa 2,27 miliardi di euro, pari a poco meno del 48% del totale comunicato, risultano infatti già arrivati a questo secondo passaggio, mentre circa 2,96 miliardi di euro sono ancora riferiti alle comunicazioni preventive. La conferma rappresenta un momento importante nell’avanzamento del progetto, poiché presuppone che l’impresa abbia assunto impegni economici più concreti. La disciplina prevede, per gli acquisti ordinari, l’indicazione degli ordini accettati dal venditore e il pagamento di un acconto almeno pari al 20% del costo di acquisizione del bene. Applicando tale percentuale ai 2,27 miliardi di euro già arrivati alla fase di conferma, si ottiene un valore teorico di circa 454 milioni di euro di acconti minimi. Si tratta, anche in questo caso, di una stima utile a comprendere il livello di avanzamento degli investimenti e non dell’ammontare delle risorse pubbliche utilizzate. I dati disponibili mostrano inoltre una netta prevalenza degli investimenti in beni materiali digitali, che rappresentano circa il 98% del valore complessivo comunicato al GSE. Su 4,75 miliardi di euro, si tratta indicativamente di 4,65 miliardi di euro. La domanda delle imprese appare quindi fortemente concentrata su macchinari, impianti e altri beni strumentali caratterizzati da un elevato contenuto tecnologico e digitale, mentre software e investimenti legati alla componente energetica rappresentano, almeno in questa prima fase, una quota residuale. Questa composizione assume particolare rilevanza anche nella valutazione dell’impatto fiscale della misura, poiché il beneficio dipende dalla tipologia dei beni, dall’ammontare dell’investimento e dal periodo in cui l’investimento viene completato. È proprio sul piano fiscale che diventa fondamentale distinguere il valore degli investimenti dalla dimensione finanziaria complessiva del Piano. I 4,75 miliardi di euro comunicati al GSE rappresentano infatti il costo degli investimenti programmati dalle imprese, mentre i 9,8 miliardi di euro associati al nuovo Piano Transizione 5.0 non costituiscono un plafond dal quale sottrarre direttamente tale importo. Il nuovo iperammortamento opera attraverso una maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto del bene. L’impresa beneficia quindi di una maggiore deduzione fiscale che si riflette nel tempo attraverso le quote di ammortamento o, nel caso del leasing finanziario, attraverso i relativi canoni. Per comprendere concretamente il meccanismo, si può ipotizzare un investimento di 1 milione di euro interamente ricompreso nel primo scaglione, al quale venga applicata una maggiorazione del 180%. In questo caso la maggiorazione determina una deduzione aggiuntiva di 1,8 milioni di euro. Per una società soggetta a IRES, ipotizzando un’aliquota del 24% e la presenza di un reddito imponibile sufficiente, il risparmio IRES nominale collegato alla maggiore deduzione potrebbe arrivare a 432.000 euro. Il beneficio, tuttavia, non si traduce in un risparmio immediato, ma viene distribuito nel tempo secondo il piano di ammortamento del bene. L’effettivo vantaggio fiscale dipenderà inoltre dalla situazione reddituale e fiscale dell’impresa. La forte crescita delle richieste conferma quindi l’interesse delle imprese per il nuovo iperammortamento 2026 e per gli strumenti destinati a favorire gli investimenti in innovazione e digitalizzazione. Per comprendere quanto della capacità finanziaria complessiva della misura sia stato realmente assorbito sarà però necessario attendere l’evoluzione degli investimenti e i dati derivanti dal monitoraggio degli oneri previsto dalla normativa.

Per le imprese che stanno programmando nuovi investimenti, la misura rappresenta pertanto un’opportunità da valutare con attenzione, verificando in anticipo la sussistenza dei requisiti, la corretta classificazione dei beni e la documentazione necessaria per beneficiare dell’agevolazione.