Nuove regole di vigilanza sugli ETS

Il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 7 agosto 2025 introduce un complesso di nuove regole dedicate alla vigilanza, al controllo e al monitoraggio sugli Enti del Terzo Settore (ETS). Questo provvedimento non rappresenta un atto isolato, ma si inserisce in modo organico nel percorso di riforma avviato con il Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, meglio conosciuto come Codice del Terzo Settore, che costituisce la cornice normativa di riferimento per tutti gli enti che operano in questo ambito. A tale quadro si era già aggiunto il Decreto ministeriale 15 settembre 2020, n. 106, con cui erano state disciplinate le prime modalità operative per la gestione e l’organizzazione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Con il nuovo intervento del 2025, il legislatore ha ritenuto necessario ridefinire e aggiornare le modalità con cui le autorità competenti – in primo luogo il Ministero del Lavoro e gli Uffici del RUNTS – sono chiamate a svolgere le loro funzioni di verifica. L’obiettivo è duplice: da un lato garantire una vigilanza più puntuale e uniforme sugli enti iscritti, dall’altro rafforzare la trasparenza e la regolarità della gestione, assicurando che le risorse pubbliche e private destinate agli ETS vengano utilizzate in coerenza con le finalità civiche, solidaristiche e sociali previste dalla legge e dagli statuti.

Il decreto del 7 agosto 2025, dunque, non si limita a confermare l’impianto normativo preesistente, ma ne amplia la portata, introducendo procedure più strutturate, tempi certi e strumenti operativi standardizzati. In tal modo viene rafforzato il sistema di controlli che, già delineato dal Codice del Terzo Settore, trova oggi un’applicazione più concreta ed efficace, con l’intento di consolidare la fiducia degli stakeholder e di valorizzare ulteriormente il ruolo degli ETS all’interno del tessuto sociale ed economico del Paese.

Questo affida al Ministero del Lavoro, in raccordo con gli Uffici del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), la responsabilità di assicurare il rispetto delle condizioni richieste per l’iscrizione degli enti, nonché la regolarità fiscale e amministrativa delle loro attività. È inoltre disciplinato il regime autorizzatorio per le Reti Associative Nazionali (RAN) e per i Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) che intendano assumere funzioni di vigilanza. In tal caso, l’adesione dell’ente deve essere dichiarata al RUNTS, il quale procede alla verifica della sussistenza del vincolo associativo. Resta espressamente esclusa l’applicazione del decreto alle imprese sociali e alle società di mutuo soccorso, soggette a forme di vigilanza autonome e specificamente regolate.

L’attività di controllo si concentra sulla conformità degli ETS rispetto agli obblighi statutari e alla destinazione delle risorse, con particolare attenzione alla corretta fruizione dei regimi fiscali agevolativi. A tal fine, viene previsto un più stretto coordinamento tra il Ministero del Lavoro e le Agenzie fiscali, le quali sono chiamate a trasmettere elementi utili per l’adozione di provvedimenti nei confronti degli enti che non rispettino la normativa tributaria o che utilizzino in maniera distorta i finanziamenti pubblici.

Le verifiche sugli ETS si distinguono in controlli ordinari e controlli straordinari. I primi sono programmati con cadenza triennale, come già disposto dall’art. 51 del D.Lgs. n. 117/2017 e dall’art. 21 del D.M. n. 106/2020, e sono finalizzati ad accertare la permanenza dei requisiti che legittimano l’iscrizione al RUNTS, nonché la coerenza tra l’attività svolta e le finalità di interesse generale perseguite. I controlli straordinari, invece, sono disposti dal competente Ufficio del RUNTS in presenza di elementi che rendano necessario un intervento immediato, sia a seguito degli esiti di un controllo ordinario, sia su segnalazione proveniente da altre amministrazioni.

Per assicurare uniformità procedurale, il decreto stabilisce che entro sessanta giorni dalla sua entrata in vigore saranno approvati i modelli ufficiali di verbale, che costituiranno l’unico strumento valido per la documentazione delle risultanze ispettive, sia ordinarie sia straordinarie.

Sotto il profilo operativo, le nuove disposizioni determinano per gli ETS un incremento degli oneri di compliance. Gli enti sono chiamati a rafforzare le proprie procedure interne, a garantire un monitoraggio più rigoroso sull’utilizzo delle risorse e a predisporre sistemi di rendicontazione idonei a dimostrare in maniera trasparente la conformità della gestione agli obblighi normativi e statutari. Si tratta di un cambiamento che, se da un lato comporta un maggior carico organizzativo e una vigilanza più stringente, dall’altro mira a consolidare la fiducia degli stakeholders, a rafforzare la credibilità del Terzo Settore e a tutelare il corretto impiego delle risorse pubbliche e private destinate ad attività di interesse generale.

L’entrata in vigore del decreto del 7 agosto 2025 segna un passaggio cruciale per gli Enti del Terzo Settore, che dovranno affrontare una stagione di controlli più frequenti e più rigorosi. Per non farsi trovare impreparati, gli ETS e i professionisti che li supportano saranno chiamati a rafforzare la propria governance interna e ad adottare strumenti idonei di monitoraggio e rendicontazione.

Sotto il profilo statutario, è opportuno verificare la piena conformità dell’atto costitutivo e dello statuto alle disposizioni del Codice del Terzo Settore, così da evitare contestazioni legate a clausole non aggiornate o ambigue. Sul piano contabile e fiscale, diventa essenziale predisporre sistemi di rendicontazione che consentano di tracciare in modo chiaro la destinazione delle risorse, distinguendo puntualmente tra attività di interesse generale, attività diverse consentite e attività secondarie.

Gli enti di dimensioni maggiori potranno valutare l’opportunità di introdurre procedure di audit interno o di sottoporsi a verifiche periodiche da parte di professionisti esterni, così da anticipare eventuali rilievi degli organi di vigilanza. Per le realtà più piccole, invece, sarà importante almeno dotarsi di registrazioni contabili trasparenti, verbali assembleari aggiornati e documentazione facilmente reperibile, in modo da dimostrare la correttezza della gestione in sede di controllo.

Particolare attenzione andrà posta all’utilizzo di fondi pubblici e alla fruizione dei regimi fiscali agevolativi, che rappresentano i principali ambiti di rischio sotto il profilo ispettivo. Una gestione non conforme o una documentazione incompleta possono infatti comportare non solo la perdita delle agevolazioni, ma anche l’adozione di provvedimenti sanzionatori da parte delle autorità competenti.

In conclusione, la riforma impone agli ETS un salto di qualità nella gestione interna e nella cultura della compliance. L’adozione di procedure chiare, la trasparenza nella rendicontazione e il dialogo costante con professionisti esperti in ambito legale e fiscale diventano strumenti imprescindibili per affrontare i controlli in maniera consapevole e per consolidare la credibilità del Terzo Settore nel suo complesso.