Legge di Bilancio 2026: torna l’affrancamento straordinario delle riserve in sospensione d’imposta per le imprese

La legge di bilancio 2026 ha introdotto una misura significativa per le imprese italiane, riaprendo la possibilità di affrancare in via straordinaria le riserve e i fondi presenti nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2024, ancora in sospensione d’imposta. Questo strumento consente alle società di versare un’imposta sostitutiva del 10%, dilazionabile in quattro rate annuali, per “liberare” le riserve da eventuali future imposizioni fiscali in caso di distribuzione ai soci, garantendo maggiore certezza e flessibilità nella gestione del patrimonio aziendale. L’opzione, prevista dagli articoli 1, commi 44 e 45, della legge n. 199 del 30 dicembre 2025, estende e aggiorna le disposizioni già contenute nel decreto del viceministro dell’Economia e delle Finanze del 27 giugno 2025, originariamente applicabili alle riserve esistenti al 31 dicembre 2023.

L’affrancamento delle riserve rappresenta uno strumento fiscale che consente alle imprese di “tassare in anticipo” determinati fondi e riserve, evitando che, in caso di futura distribuzione ai soci, siano soggetti all’aliquota ordinaria Ires o Irap. In particolare, possono essere affrancati i saldi attivi di rivalutazione, le riserve e i fondi in sospensione d’imposta. I saldi attivi di rivalutazione derivano da specifiche operazioni contabili e fiscali, finalizzate all’adeguamento del valore di mercato dei beni già iscritti in bilancio, consentendo il riconoscimento fiscale del maggior valore attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva. In questo modo, le riserve affrancate vengono considerate già tassate, rendendo la società libera da ulteriori obblighi fiscali al momento della loro distribuzione.

Si tratta di una possibilità che non rientra nel regime ordinario, ma viene attivata di volta in volta con interventi legislativi specifici. L’affrancamento straordinario costituisce quindi uno strumento eccezionale ma strategico, che permette alle imprese di programmare la distribuzione degli utili o l’impiego delle riserve in sospensione d’imposta con maggiore certezza sul carico fiscale futuro. La misura è particolarmente rilevante per quelle aziende che abbiano accumulato riserve rilevanti in anni precedenti e vogliano rendere disponibile parte di tali fondi senza subire la tassazione ordinaria al momento della distribuzione.

L’ambito soggettivo e oggettivo della disposizione è ampio. Possono aderire all’affrancamento tutte le imprese che utilizzano la contabilità ordinaria, comprese le imprese individuali, le società in nome collettivo, le società in accomandita semplice e quelle equiparate, come previsto dall’articolo 5 del Tuir. Nel caso delle società di persone, l’importo affrancato viene imputato ai soci per trasparenza fiscale, anche se l’onere del versamento grava sul soggetto che esercita l’opzione. La norma contempla anche le trasformazioni societarie da soggetto Ires a soggetto Irpef e viceversa, e si applica alle stabili organizzazioni in relazione alle riserve presenti nel loro rendiconto economico e patrimoniale. Ciò garantisce continuità nella gestione fiscale anche in caso di modifiche strutturali dell’impresa.

L’affrancamento può riguardare l’importo minore tra le riserve presenti nel bilancio al 31 dicembre 2024 e quelle residuate al 31 dicembre 2025. È rilevante, ai fini dell’operazione, la data della delibera di attribuzione ai soci e non quella del pagamento dell’imposta. La legge di bilancio prevede inoltre che l’imposta sostitutiva del 10% possa essere versata in quattro rate di pari importo, con scadenze che si estendono fino al 2 luglio 2029 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare. Le rate successive alla prima non prevedono interessi, rendendo l’operazione fiscalmente sostenibile anche per le imprese di dimensioni medio-piccole.

Dal punto di vista operativo, l’affrancamento si perfeziona attraverso l’indicazione in dichiarazione dei redditi dell’ammontare dei saldi attivi di rivalutazione, delle riserve e dei fondi oggetto di affrancamento, unitamente all’indicazione dell’imposta sostitutiva dovuta. L’intera disciplina si inserisce nel più ampio contesto degli strumenti di pianificazione fiscale straordinaria messi a disposizione dal legislatore, volti a garantire maggiore flessibilità nella gestione dei patrimoni aziendali e a sostenere la crescita delle imprese attraverso la possibilità di liberare risorse che altrimenti rimarrebbero vincolate da obblighi fiscali futuri.

In conclusione, la legge di bilancio 2026 rappresenta un’occasione importante per le imprese italiane, consentendo di affrancare saldi attivi di rivalutazione, riserve e fondi in sospensione d’imposta, con un regime agevolato e dilazionato. La misura amplia il raggio d’azione rispetto alle precedenti normative, estendendo la possibilità anche a imprese individuali, società di persone, trasformazioni societarie e stabili organizzazioni, e fornendo così uno strumento concreto di pianificazione fiscale straordinaria che può favorire la gestione più efficiente del patrimonio aziendale, la redistribuzione di utili e l’ottimizzazione della fiscalità futura.