Nuove disposizioni su Terzo settore, crisi d’impresa e IVA: prospettive e criticità 2025

L’Atto del Governo n. 295 (AG 295), attualmente all’esame delle Commissioni parlamentari, introduce un pacchetto di disposizioni che tocca da vicino il Terzo settore, la disciplina della crisi d’impresa e l’imposta sul valore aggiunto. Si tratta di un intervento che si inserisce nella cornice più ampia della riforma fiscale avviata con la legge delega e che mira a razionalizzare un quadro normativo da tempo ritenuto frammentato e poco coordinato.

Per quanto riguarda il Terzo settore, vengono riviste le regole fiscali che interessano associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato ed enti del terzo settore in generale, con una ridefinizione delle soglie e dei criteri di accesso ai regimi agevolati e alle esenzioni. Accanto a ciò, cresce il livello degli obblighi informativi e di trasparenza, così da consentire un maggior controllo da parte dell’amministrazione finanziaria. Il tema è delicato perché queste strutture, pur svolgendo attività ad alto impatto sociale, restano spesso esposte a carichi fiscali che rischiano di comprometterne la sostenibilità.

Sul fronte della crisi d’impresa, l’atto interviene sulle procedure preventive e sugli adempimenti fiscali nei periodi di insolvenza. Particolare attenzione è posta al trattamento dell’IVA: vengono prospettate misure di sospensione, differimento o semplificazione nelle situazioni concorsuali, allo scopo di alleggerire la posizione delle imprese che si trovano in liquidazione o in concordato. Anche qui la logica è duplice: da un lato offrire un margine operativo a chi sta cercando di risanarsi, dall’altro rendere più chiara e lineare la gestione dei tributi in fasi in cui la contabilità è inevitabilmente complessa.

Per le imprese già in difficoltà, il contenuto dell’AG 295 non si limita a rappresentare un cambiamento normativo astratto, ma impone di rivedere da subito la propria organizzazione. È indispensabile controllare lo stato della posizione IVA, distinguendo tra quanto ancora dovuto e quanto legato a crediti non incassati o a operazioni cessate, così da avere un quadro realistico dell’esposizione fiscale. Parallelamente diventa essenziale predisporre rendicontazioni aggiornate, capaci di fotografare non solo i debiti e i crediti, ma anche i flussi di cassa attesi e i costi fissi da sostenere nei prossimi mesi. Tali documenti, oltre a costituire un presidio gestionale, sono lo strumento attraverso il quale dimostrare, in sede di procedura concorsuale, la sostenibilità di un piano di risanamento o di liquidazione.

Gli enti del Terzo settore, soprattutto quelli che svolgono attività miste tra sociale e commerciale, dovranno poi affrontare il nodo della separazione contabile. La distinzione netta tra attività istituzionali e attività economiche non è più solo una buona prassi, ma diventa un requisito necessario per accedere a benefici fiscali ed evitare contestazioni. Questo richiede di rivedere statuti, procedure amministrative e sistemi di rendicontazione, così da garantire coerenza con le nuove regole.

Un caso concreto può chiarire meglio l’impatto. Si pensi a una piccola e media impresa manifatturiera già ammessa a liquidazione giudiziale, con ordini in calo e debiti IVA non versati. Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, il consulente legale e fiscale dovrà valutare immediatamente se esistono possibilità di sospensione o rateizzazione dell’IVA, predisporre un piano di liquidazione che tenga conto delle misure agevolative previste e presentare un’istanza arricchita con questi elementi al curatore o al tribunale. In questo modo le novità normative diventano un tassello concreto nella strategia di chiusura o di ristrutturazione.

Lo stesso ragionamento vale per un ente del Terzo settore che affianca alle attività istituzionali iniziative di tipo commerciale. In quel caso sarà necessario rivedere la classificazione dei ricavi, adeguare la rendicontazione e verificare la convenienza a rientrare o meno nei regimi agevolati alla luce dei nuovi criteri. La pianificazione non è secondaria, perché un’interpretazione errata o una gestione superficiale può generare contestazioni fiscali e aggravare una situazione già fragile.

Il punto centrale è che l’Atto del Governo n. 295 non si limita a modificare singoli adempimenti. Esso impone a imprese e professionisti un approccio anticipatorio, che non riguarda soltanto la gestione del debito, ma tocca i profili fiscali, organizzativi e legali nella loro interezza. Le imprese in crisi non possono permettersi di reagire in ritardo: serve da subito una revisione della rendicontazione, un controllo serrato della posizione fiscale e un coordinamento stretto con consulenti e curatori.

Chi saprà adattarsi tempestivamente, trasformando i nuovi obblighi in elementi di trasparenza e affidabilità, potrà presentare ai creditori e agli stakeholder un percorso credibile e sostenibile. In altre parole, ciò che a prima vista sembra un aggravio di regole può diventare un’occasione di ristrutturazione vera, fondata su dati chiari, scelte coerenti e responsabilità condivise.