L’uso dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane sta crescendo in modo netto, anche se il quadro resta a due velocità. Secondo l’ultima indagine Istat “Imprese e Ict”, aggiornata al 2025, l’adozione di soluzioni di AI tra le aziende con almeno dieci addetti è praticamente raddoppiata in un solo anno, passando dall’8,2% del 2024 al 16,4%. Solo due anni fa, nel 2023, la quota era ferma al 5%.
Il salto in avanti è trainato soprattutto dalle imprese di maggiori dimensioni. Più della metà delle aziende con oltre 250 addetti utilizza oggi tecnologie di intelligenza artificiale, contro il 32,5% del 2024. Anche le piccole e medie imprese, però, iniziano a muoversi con maggiore decisione: tra le aziende con meno di 50 addetti l’adozione è salita dal 7,7% al 15,7%, segnale di un’accelerazione che fino a poco tempo fa sembrava lontana.
Resta evidente la frattura territoriale. Il Nord-Ovest guida la classifica con il 19,3% di imprese che usano l’AI, seguito dal Nord-Est con il 17,6% e dal Centro con il 15,2%. Nel Mezzogiorno, invece, la quota scende al 12,2%, confermando un divario che continua a caratterizzare l’innovazione tecnologica nel Paese.
Anche i settori economici mostrano dinamiche molto diverse. L’intelligenza artificiale è più diffusa nei comparti a maggiore intensità informativa e creativa, mentre fatica a entrare nei settori manifatturieri tradizionali. In particolare, almeno un quarto delle imprese utilizza tecnologie di AI nei servizi informatici e dell’informazione, nelle attività legate a cinema, video e musica, nell’editoria, nelle telecomunicazioni, nelle attività professionali, scientifiche e tecniche e, in modo forse meno scontato, nelle agenzie di viaggio e nei servizi di prenotazione.
L’uso dell’AI varia molto anche all’interno delle aziende, a seconda delle funzioni. Nel marketing e nei processi amministrativi trovano spazio soprattutto le applicazioni di intelligenza artificiale generativa e le tecniche di analisi del linguaggio. Nei processi produttivi e nella logistica prevalgono le soluzioni di automazione dei flussi di lavoro, mentre nella sicurezza informatica vengono impiegati modelli predittivi di machine learning. Le tecniche di apprendimento automatico sono centrali nella ricerca e sviluppo, mentre nella logistica avanzata si affermano anche sistemi per la movimentazione autonoma delle macchine.
L’indagine Istat analizza infine le ragioni che frenano le imprese che non hanno ancora adottato l’intelligenza artificiale. Tra le aziende più piccole pesano soprattutto la mancanza di competenze interne, citata da quasi sei imprese su dieci, l’incertezza sulle responsabilità legali in caso di danni e la difficoltà di disporre di dati adeguati. Le imprese più grandi, invece, sono meno preoccupate dai costi o dall’utilità dell’AI, ma mostrano maggiore attenzione ai rischi legati alla protezione dei dati e alla privacy.
Nonostante i progressi, l’Italia resta comunque indietro nel confronto europeo. Nel 2025 si colloca al 18° posto nell’Unione a 27, migliorando di quattro posizioni rispetto all’anno precedente ma rimanendo distante da Paesi come la Germania, dove l’adozione raggiunge il 26%, la Spagna con il 20,3% e la Francia con il 18,2%.
Il quadro complessivo sull’uso delle tecnologie digitali nelle imprese mostra però segnali positivi anche oltre l’AI. Cresce l’utilizzo dei software gestionali, che nel 2025 riguarda il 56% delle aziende, circa sette punti percentuali in più rispetto al 2023. Aumenta in modo significativo anche il ricorso a servizi di cloud computing di livello intermedio o avanzato, adottati dal 68,1% delle imprese, e si amplia la diffusione delle analisi dei dati, che in due anni sono passate dal 26,6% al 42,7% delle aziende. Un insieme di indicatori che suggerisce come la trasformazione digitale del sistema produttivo italiano, pur con molte disuguaglianze, stia entrando in una fase di maggiore maturità.

