La disciplina dei finanziamenti infragruppo ha subito una significativa evoluzione con la sentenza della Corte di Cassazione n. 22166 del 31 luglio 2025. La pronuncia ha chiarito in modo definitivo quando un credito derivante da un prestito tra società del medesimo gruppo deve essere considerato postergato rispetto agli altri creditori, con effetti immediati sul passivo della società beneficiaria.
Secondo la Corte, la postergazione si applica ogni volta che la società finanziatrice eserciti attività di direzione e coordinamento sulla beneficiaria. Non ha alcuna rilevanza se tale influenza sia esercitata correttamente o abusivamente: eventuali comportamenti scorretti contano solo ai fini di un’azione risarcitoria, ma non modificano la subordinazione del credito. Questo meccanismo riflette una logica di protezione dei creditori esterni, poiché chi detiene potere di direzione ha accesso a informazioni privilegiate e può condizionare le scelte della società beneficiaria.
La normativa di riferimento è chiara: l’articolo 2467 c.c. disciplina la postergazione dei finanziamenti concessi dai soci in situazioni di squilibrio patrimoniale, mentre l’articolo 2497-quinquies c.c. estende il principio ai finanziamenti infragruppo. Così, la posizione dominante della società finanziatrice viene equiparata a quella del socio privilegiato, con la conseguenza che i suoi crediti risultano subordinati rispetto agli altri creditori della società.
L’attività di direzione e coordinamento si manifesta attraverso l’influenza sulle scelte strategiche, finanziarie e operative della società controllata. Questa influenza può esercitarsi anche senza possedere quote dirette, tramite società interposte, e si traduce in strumenti concreti come l’approvazione dei budget annuali, la definizione dei piani strategici, l’adozione di policy comuni, la gestione centralizzata della tesoreria, o la composizione degli organi amministrativi in modo coerente tra controllante e controllata. La Cassazione ha ribadito che, anche quando il finanziamento passa attraverso una società interposta, esso rientra nel regime della postergazione, prevenendo tentativi di elusione della norma.
Per comprendere le implicazioni operative, è utile considerare alcuni esempi concreti. Immaginiamo una capogruppo che decide di finanziare una controllata in difficoltà tramite una società del gruppo interposta. Anche se la capogruppo non detiene direttamente partecipazioni nella beneficiaria, l’erogazione del prestito comporta che il credito venga automaticamente postergato. Se la controllata dovesse poi fallire, il credito della capogruppo non potrà essere soddisfatto prima degli altri creditori, indipendentemente dall’intento di salvare la società.
Un altro esempio: supponiamo che una holding centrale conceda prestiti a diverse società controllate in difficoltà, alcune delle quali hanno patrimoni ridotti rispetto ai debiti. In questo scenario, ogni finanziamento rischia di essere postergato automaticamente. Per ridurre l’esposizione, la holding può valutare soluzioni alternative, come aumenti di capitale o strumenti finanziari partecipativi, evitando prestiti diretti che comporterebbero la subordinazione automatica del credito.
Le implicazioni per la pianificazione finanziaria del gruppo sono rilevanti. Le imprese devono effettuare una valutazione accurata della situazione patrimoniale delle società beneficiarie, documentando ogni decisione di finanziamento. Questo non solo serve a prevenire contenziosi, ma permette anche di pianificare meglio la gestione della liquidità e dei flussi finanziari del gruppo. L’orientamento della Cassazione impone di contemperare due esigenze: sostenere le controllate in difficoltà e proteggere i creditori esterni, evitando che la posizione di controllo della capogruppo diventi uno strumento di privilegio ingiustificato.
Un aspetto pratico non trascurabile riguarda le politiche di governance interna. Le holding devono considerare attentamente come strutturare la catena di controllo e gli strumenti di direzione e coordinamento, in modo da ridurre i rischi di contenzioso e garantire che le decisioni finanziarie siano documentate e motivate da ragioni economiche oggettive. In particolare, l’adozione di linee guida uniformi, procedure operative chiare, policy di tesoreria centralizzata e criteri di approvazione dei budget consente di dimostrare l’appropriatezza delle decisioni, anche in presenza di situazioni patrimoniali delicate.
In conclusione, la sentenza della Cassazione del 31 luglio 2025 segna una svolta nella gestione dei finanziamenti infragruppo. La postergazione diventa un principio oggettivo, vincolante per le imprese, indipendentemente dall’intento o dal comportamento della società finanziatrice. Le imprese devono quindi ripensare le proprie strategie di supporto alle controllate, valutando strumenti alternativi di patrimonializzazione e implementando processi interni rigorosi per la valutazione e la documentazione dei finanziamenti. L’obiettivo è garantire l’equilibrio tra tutela dei creditori, sostegno alle società in difficoltà e gestione prudente dei rischi, evitando che la posizione di controllo diventi un fattore di squilibrio all’interno del gruppo.

