Nel 2026 la puntualità dei pagamenti tra imprese italiane registra un nuovo peggioramento. Solo il 43,4% delle aziende salda le fatture entro la scadenza, con un calo di 1,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Si tratta di un dato che conferma una difficoltà strutturale ormai consolidata nel sistema produttivo italiano e che ha un impatto diretto sulla gestione quotidiana delle imprese, soprattutto delle piccole e medie aziende.
Il peggioramento non è solo statistico ma anche competitivo: l’Italia scende infatti al 21° posto in Europa e al 28° nel mondo, perdendo posizioni sia nel confronto europeo sia in quello globale. In altre parole, il nostro Paese si allontana ulteriormente dai sistemi economici più efficienti nella gestione dei flussi di pagamento tra imprese.
Il dato emerge dallo Studio Pagamenti 2026 di CRIBIS, basato su oltre due miliardi di esperienze di pagamento raccolte in 37 Paesi che coprono più del 90% del PIL mondiale. Le analisi si riferiscono al quarto trimestre del 2025 e permettono di fotografare in modo preciso l’andamento dei comportamenti di pagamento a livello internazionale, evidenziando come l’Italia resti in una posizione di debolezza rispetto ai principali partner economici.
Per le imprese italiane il tema della puntualità dei pagamenti non è marginale, ma incide direttamente sulla liquidità e sulla stabilità finanziaria. Il fatto che meno di una fattura su due venga pagata nei tempi previsti significa, nella pratica, che molte aziende devono gestire ritardi sistematici negli incassi, con conseguenti difficoltà nella programmazione dei costi, negli investimenti e nella gestione del capitale circolante. Questo fenomeno colpisce in modo particolare le PMI, che hanno meno margine di assorbire ritardi prolungati rispetto alle grandi imprese.
Un segnale leggermente positivo arriva solo dai ritardi più gravi, quelli superiori ai 90 giorni, che scendono al 4,1%, in lieve miglioramento rispetto all’anno precedente. Tuttavia, questo dato non è sufficiente a compensare il peggioramento generale della puntualità.
Il confronto con il resto d’Europa evidenzia un divario sempre più marcato. I Paesi del Nord Europa continuano a dominare la classifica della puntualità, con la Danimarca che sfiora il 95% di pagamenti eseguiti alla scadenza. L’Italia, con il suo 43,4%, resta invece ben distante da questi livelli, con una differenza che supera i 50 punti percentuali e che evidenzia un ritardo strutturale difficile da colmare nel breve periodo.
Anche all’interno dell’Europa emergono dinamiche contrastanti, ma il posizionamento italiano resta stabile nella fascia bassa della classifica. Paesi come Francia e Spagna mostrano livelli simili, confermando una difficoltà diffusa nell’area mediterranea, mentre le economie del Nord mantengono una maggiore efficienza nei pagamenti tra imprese.
Per le imprese italiane questo scenario ha conseguenze concrete. La minore puntualità nei pagamenti si traduce spesso in maggiore esposizione finanziaria, ricorso al credito a breve termine e maggiore vulnerabilità alle oscillazioni del mercato. In un contesto economico già caratterizzato da costi finanziari elevati e incertezza, la gestione dei flussi di cassa diventa quindi un elemento sempre più critico per la sopravvivenza e la crescita delle aziende.
Lo studio CRIBIS mette così in evidenza una fragilità che non riguarda solo la cultura dei pagamenti, ma più in generale l’organizzazione dei rapporti commerciali tra imprese. La persistenza di ritardi nei pagamenti, infatti, continua a rappresentare un freno alla competitività del sistema produttivo italiano, soprattutto nei confronti dei Paesi europei più efficienti.
Nel complesso, il 2026 conferma dunque un’Italia ancora in difficoltà sul fronte della puntualità dei pagamenti, con un peggioramento che incide non solo sulle classifiche internazionali ma anche sulla tenuta finanziaria quotidiana delle imprese.

